Categoria: STORIA
Editore: La Nuova Italia
Anno: 1971
Note: pp.251

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Scritto da Super User

Banfi Antonio

Firenze
La Nuova Italia
1971
251 p. 21 cm
Dimensioni 16



INDICE

Introduzione
di R. B.

Diario cinese

Conferenza di Hsueh-mu Ciao, segretario del Comitato per la
finanza e l\'economia, 3
L\'economia di stato e i suoi quadri. Liu Shao-chi, \"l\'uomo di
partito\". Nuova guida per la nuova linea, 6
Intervista con To Chou-keng, vice presidente della Federazione
arte e letteratura: riforma agraria nello Ho-pei e nello Hu-nan, 9
Sciù Xiotsai, membro del Consiglio amministrativo e ministro
dell\'Interno: Conferenza sul potere popolare (6 maggio 1952), 10
Lao Lu-jen, capo dell\'Ufficio dei consiglieri del potere centrale
della Cina: Conferenza sulla riforma agraria, 14
Filosofia, 18
Scuola primaria, 20
Kuo Mo-io, presidente dell\'Accademia delle scienze: Conferenza
sulla pace (7 maggio 1952), 22
Il villaggio di Kao Pe-tien, 23
Piano di vita per la famiglia di Liu Tse-lu (scritto su una tabella
appesa alla porta di casa), 27
Casa del lavoratore modello, 28
Università popolare, 29
Sul problema religioso: intervista con Ho Tchen-siang, capo dell\'Ufficio affari religiosi del Comitato educazione e cultura del Consiglio
amministrativo del governo centrale, 33
Shanghai: Palazzo della Cultura, 39
Conversazione su Lu Hshun, 41
Spettacolo d\'opera, 44
Officina tessile: la XII statale, 46
Hang-chu, 48


Lettere dalla Cina

28 aprile 1952, 53
1¡ maggio 1952, 54
4 maggio 1952, 57
9 maggio 1952, 59
15 maggio 1952, 60


Un viaggio in Cina

La città vietata, 65
I bambini della nuova Cina, 69
La classe operaia cinese, 73
E giunse la Civiltà occidentale, 77
Sun Yat-sen e la nuova Cina, 81
L\'armata rossa, 85
Il canto operaio che mise in fuga i \"compradores\", 89
La riforma agraria, 93
Risposte ai giovani: gli usi, i costumi e le riforme cinesi, 97
Il compito degli intellettuali, 101
La rinascita della Cina, 105
Marco Polo e la Cina, 109


Cina antica e nuova

Natura e linee della filosofia cinese

Differenza di tradizioni culturali fra la civiltà cinese e le civiltà
occidentali, 137
Caratteristiche fondamentali della civiltà cinese, 138
Presupposti della civiltà cinese d\'indole geografica ed economica, 139
Le strutture sociali cinesi dall\'antica comunità agricola all\'epoca
imperiale, 140
Il rapporto tra i due sessi, 142
Il rispetto filiale e il culto degli antenati, 143
La struttura sociale nei periodi degli stati feudali e dell\'Impero, 145
La concezione religiosa, 146
Rapporti tra civiltà cinese e civiltà occidentale, 150
Il linguaggio e la scrittura in Cina, 155
Filosofia cinese, 157

Osservazioni sulla filosofia cinese in rapporto al pensiero occidentale

Introduzione, 167
Cultura cinese e greca, 169
Filosofia greca e cinese, 177
Contatti contemporanei, 184
Contatti e reazioni, 185

Per un avvicinamento alla civiltà cinese

Politica e cultura nel pensiero di Mao Tse-tung

Politica e cultura nel pensiero di Mao Tse-tung, 219
Il materialismo dialettico in Mao Tse-tung, 223

Europa e Cina


ABSTRACT

Se l\'Europa è il luogo del razionalismo, il regno dell\'\"astratto\" e della \"quantità\", la Cina appare al Maestro milanese che la visita e la studia, la sede del \"concreto\" e della \"qualità\", di un\'identità fra sapere e saggezza che le impedisce ogni fuga e volo verso il trascendente.
Cosâ?? i cinesi, teoricamente antimetafisici, dal punto di vista pratico gli sembrano sfiorare la metafisica proprio in quanto opera la \"saggezza\" piuttosto che la \"razionalità\".

Il viaggio in Cina di Antonio Banfi - di cui si pubblicano il diario inedito, gli articoli per \"L\'Unità\" e \"Rinascita\", gli studi preparatori e i corsi universitari - fu una delle più importanti esperienze del Maestro milanese. Il quadro che gli si presentò fu ben diverso da quello classico dei paesi sottosviluppati. Certo, la Cina era povera ed estremamente basso era il livello di partenza per l\'edificazione di strutture rivoluzionarie e produttive. Ma ciò che subito impressionò Banfi fu il fattore umano, non semplicemente nella forma di partecipazione e slancio delle masse, ma come presenza di civiltà. Di quale civiltà? Di strati di intellettualità assai più vasti del previsto, frutto dei rapporti con l\'Occidente? Oppure di qualche cosa di diverso? Fu proprio il diverso che colpì profondamente Banfi. ciò che egli aveva scoperto nel suo viaggio non era un ibrido di tradizione culturale locale e di apporto esterno, alternativamente combacianti e in contrasto, ma comunque destinato a una riduzione della prima al secondo per effetto di un progressivo deterioramento del sistema socio-economico indigeno; al contrario, egli si trovava ad identificare una civiltà che risultava come \"l\'altro\" di quella occidentale, la sua opposizione e integrazione dialettica. Se l\'Europa è per tradizione il luogo del razionalismo, con i suoi irrigidimenti dogmatici e le sue necessarie contraddizioni, cioè quelle dell\'irrazionalismo da un lato e dell\'empirismo dall\'altro: se l\'Europa è il regno dell\'\"astratto\" e della quantità, la Cina appare invece la sede del \"concreto\" e della \"qualità\", la depositaria di un sapere non tanto del \"generale\" quanto del \"particolare\", risultante di una sedimentazione millenaria dell\'esperienza. E così la cultura cinese pare tuttora legata a una identità fra sapere e saggezza che le impedisce ogni fuga e volo verso il trascendente.
Ne consegue, ad esempio, che \"i cinesi sono teoricamente antimetafisici, mentre si può dire che dal punto di vista pratico sfiorano la metafisica\" proprio in quanto opera la \"saggezza\" piuttosto che la \"razionalità\". In sostanza, per Antonio Banfi la civiltà occidentale e quella cinese non sono due diverse e separate civiltà che si differenziano solo per un grado maggiore o minore di sviluppo: al contrario, esse si pongono, l\'una verso l\'altra, in un rapporto non dissimile da quello hegeliano di tesi e antitesi, ciascuna - per così dire - rivelando la propria parzialità (il dogmatismo razionalistico e di contro l\'incapacità di assurgere ad una sistematica scientifica del pensiero) e l\'interna tensione verso un reciproco completamento. Da questo punto di vista, ad Antonio Banfi sembrava tipico che la rivoluzione cinese si presentasse come \"marxista\" ossia facesse propria del razionalismo occidentale la parte materialistica e dialettica e non quella idealistica. In altri termini, Banfi pensava che il luogo d\'incontro (e scontro) fra Occidente e Cina sarebbe stato proprio il marxismo e che quest\'ultimo ne sarebbe uscito purificato tanto dalle sue scorie dogmatiche quanto della sua spinta \"razionalizzatrice\" dall\'esterno, per ricuperare quella ragione \"interna alla storia\" che era la sua più profonda verità.


BIOGRAFIA

Antonio Banfi (Vimercate, Milano, 1886) ai laureò in lettere nel 1908 e in filosofia nel 1909, relatore Piero Martinetti. Studiò anche in Germania, a Berlino e a Heidelberg. Insegnò dal 1932 al 1957, anno della sua morte, all\'università di Milano. Fu Senatore della Repubblica e diresse la rivista \"Studi filosofici\" (1940-49). Egli non fu soltanto un uomo di vasta e moderna cultura. Seppe creare una mirabile continuità tra il sapere e la vita. Remo Cantoni ha detto di non aver mai trovato chi sapesse meglio ascoltare, comprendere, prender parte con più intensa umanità alle idee, alle speranze, alle esperienze dei giovani. Saper ascoltare è un\'arte difficile, saper comprendere è un dono raro. Banfi possedeva quell\'arte e quel dono.