Categoria: RACCONTI
Editore: EDITORI RIUNITI
Anno: 1990
Note: PP.246

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Recensione

Scritto da Super User

Zhang Xinxin - Sang Ye

Roma
Editori Riuniti
1990
246 p. 21.5 cm
I Grandi
Titolo originale: Beijingren - Shanghai wenyi chubanshe 1986. A cura di Silvia Calamandrei - Marco Mariani e Maria Rita Masci. Traduzione dal cinese di Paola Azzolini - Silvia Calamandrei - Daniele Crisà - Marco Mariani - Maria Rita Masci - Andrej Mrevlje - Giuseppa Tamburello



INDICE

Introduzione
Nota sugli autori

La milionaria rustica
Vino e sigarette
Concezione del mondo
Soldi sudati
Un pesce fuor dâ??acqua
Il piccolo caporeparto
La ciclista
La lunga marcia del giovane Yang
La single
Al vostro servizio
Il certificato di laurea
Il ragazzino del popcorn
La cantante
Ritorno al villaggio
Tanti figli, tanta ricchezza
Il dottor Yang
Una mosca in bottiglia
La modella
Lâ??abate del tempio della Salvezza Universale
Quartieri alti
Viaggio di nozze a Pechino
Una ex Guardia rossa
Ferie organizzate
Vedova per forza
Lâ??avvocato
Dietro le mura
La prostituta rieducata
Il vecchio contadino
Piedi fasciati


ABSTRACT

Homo Pekinensis, il nome che i paleoantropologi hanno dato allâ??antico antenato dei milioni di cinesi di oggi, è solo una delle traduzioni possibili di Beijingren, il titolo originale di questo libro di enorme successo negli Stati Uniti e nella Repubblica popolare cinese. Lâ??altro significato è â??quelli di Pechinoâ?, come dire gli abitanti della Cina comunista visti con gli occhi dei cinesi dâ??oltremare, dâ??America e dâ??Asia.
La galleria di autoritratti di cinesi medi degli anni ottanta raccolti in Homo Pekinensis è nata per questo pubblico, da una rubrica fissa del quotidiano in lingua cinese di New York. E lâ??antropologia ha molto a che fare con lâ??immagine in presa diretta della realtà di un gigantesco continente in ebollizione, che qui si presenta. Ma gli autori non nascondono di aver compiuto soprattutto unâ??operazione letteraria, di essersi affidati pochissimo alle registrazioni, come nella letteratura orale ingenua, e molto alle loro impressioni, partecipi e ironiche insieme, sempre fortemente orientate. Lâ??ex Guardia rossa, delusa e provata ma non pentita, la contadina arricchita e troppo sicura di sé, i provinciali in viaggio di nozze a Pechino, i giovani disincantati, gli intellettuali sollevati dalla riabilitazione, fino a figure marginali eppure significative come il disoccupato venditore di jeans, il bambino che smercia riso soffiato allâ??angolo della strada, la prostituta rieducata o la vecchissima donna dai piedi fasciati. Anche questa è la Cina di oggi, o di ieri alla vigilia di Tianâ??anmen. Sono ritratti vivacissimi, niente affatto oggettivi eppure non piegati a una tesi preconcetta. La Cina, ci dicono, non è più una pagina bianca o un bicchiere vuoto, se mai lo è stata. Donne e uomini cinesi hanno una loro storia e bene o male oggi lo sanno. Dove lâ??ideologia, o la teoria, ha fallito ovvero non è ancora giunta a capire interviene lâ??intuizione artistica. Della Cina sappiamo solo che sarà protagonista della vita del nostro pianeta, e delle nostre vite, più presto di quanto crediamo.

Il massacro di Tianâ??anmen (Ã?) segna uno spartiacque attorno a cui si andrà organizzando la memoria e la coscienza collettiva. Di fronte alle semplificazioni e alla polarizzazione indotte dal massacro (Ã?) questo coro di voci quotidiane, oggi ridotto al silenzio, ci è risuonato come unâ??eco di speranza: è come se ciascuno dei cento discendenti dellâ??â??uomo di Pechinoâ? potesse aiutarci a comporre il mosaico della Cina che è scesa in piazza, di quella che è rimasta ai lati, a guardare, incerta se muoversi ma disposta a dare una mano, e di quella che ha avuto paura, ma in cuore stava con gli studenti. E la saggezza contenuta nel â??senso comuneâ? di tanti degli intervistati, acquistata nelle vicissitudini trascorse, può aiutare a immaginare come la â??gente di Pechinoâ? stia vivendo questa ennesima durissima prova.

Un giornalista e una scrittrice eterodossa e ribelle, entrambi nati negli anni cinquanta e dunque tipici esponenti della generazione delle ex Guardie rosse, ci raccontano le storie dei loro concittadini. Entrambi sono fortemente occidentalizzati eppure dentro la storia del loro paese. Parlano contemporaneamente allâ??Occidente e allâ??Oriente, al loro popolo e a noi. Forse è la prima volta che un libro si rivolge a un pubblico così vasto ed eterogeneo. Il suo successo è testimonianza che lâ??esotico è ormai dietro di noi, che forse potremo capire.